LA TRAMA DEL SENSO DI SONIA GIAVITTO.
A cura di Luciano Marziano.
In una mia precedente testimonianza sul lavoro di Sonia Giavitto, mi pareva di poter cogliere una complessità che ad una attenta lettura, mostra di innestarsi esplicitamente nella ricerca dell'interiorità della coscienza e di un anelito liberatorio, che si riflette sulla molteplicità dei mezzi impiegati e dei percorsi seguiti.
Ne deriva il superamento confinario di modulazioni figurative ed astratte, le quali possono convivere senza alcuna conflittualità ed in grado di costituirsi quale superamento delle linee di demarcazione del libero ed espansivo sentimento, che emerge dalla profondità della coscienza. Sonia percorre vari gradi, utilizza itinerari che vanno dalla riflessione teorica alla pratica meditativa di ascendenza sacrale, al perenne domandarsi sulle radici e sulle fonti esistenziali, risalenti, di conseguenza alla dimensione mitica, alla esplicitazione segnacolare, che trova il momento focale nell'enigmatica configurazione del totem.
Un vasto orizzonte al quale approssimarsi con mezzi ritenuti adeguati. Da qui la pratica della scultura eseguita in materiali diversi con preferenza per la terracotta, materia che contiene in sé la densità del primordiale, attraverso la quale transitare nella fragranza dell'attualità della quale l'artista coglie le istanze più significative.
In pittura l'orizzonte è definitivamente astratto, ma esso è contestualizzato in una spazialità nella quale si iscrive una perenne scansione alla ricerca dell'altrove, di un cosmo dal quale provengono misteriose illuminazioni, concrezioni plastiche come microcosmi posti in rapporto tra loro: quasi il flusso di un liquido amniotico ricavato per tessitura pittorica. Affiorano immagini misteriose che rimandano a mondi onirici, nei quali, a volte, si insinua come una memoria di paesaggio, del quale l'artista coglie la linea prospettica per costruire un suo mondo denso di misteri.
Precorre sempre una scena simbolica che si esplicita nel motivo della “casetta”, della quale l'artista coglie gli elementi strutturali per volgerli ad una visione rituale.
Con la ricorrente scala è evidente il ritorno al concetto di ascensione collimante con la richiamata tendenza di Sonia alla pulsione liberatoria.
Il trono, la finestra, la mensola, il soppalco, l'arco resi nella bidimensionalità, chiusi sul fondo da inserti pittorici, con inattese figure che creano un clima surreale.
La dominanza del nero, le piegature, i segni incisi fanno di queste opere un evento testimoniale di una condizione esistenziale complessa e nondimeno alla ricerca di una intimità e di una visione, nella quale si insinua la trama di un senso chiaramente indicato dai fili metallici che fanno del vuoto uno spazio attivo.
Luciano Marziano