Sonia Giavitto

SONIA GIAVITTO

Il clima che emana dalle opere di Sonia Giavitto è quello fascinoso della memoria, della nostalgia di un mondo immerso nella profondità della coscienza. Ne deriva un perenne e quasi incoercibile slittamento in un "altro", che, poi, si rivela come sollecitazione sia per l'operatore che per il fruitore a varcare la soglia di un arcano mistero che, a ben guardare, intride il vissuto con i suoi drammi, le tenerezze, gli allarmi che la realtà artistica tende ad esorcizzare e a placare nella concretezza della forma, nel rapporto ora turbativo ora rasserenante della densità materica Giavitto costruisce un percorso a rebours alla ricerca di simboli ed emblemi tratti dalI' esperienza che, in tal modo, si costituiscono come elementi culturali nel senso che penetrando all'interno, dell'immagine evidenziano pulsioni, linee di forza che assumono la valenza di segnacolo dello stadio del conoscere. Si connettono a questo intendimento i tagli che segnano le sculture, che non sono conseguenza di una esigenza di stoccaggio nel forno, ma segnalatori di più profonde fratture esistenziali.
E ‘un percorso non alieno da una vena di esoterismo che si avvale di ogni possibilità espressiva sia figurale che astratta e che ha il momento di snodo nella basilare struttura totemica nella quale la pulsione spirituale si accompagna alla costruttività geometrica. La verticalità del parallelepipedo evidenziata nelle case misteriose, che, al di là della rappresentatività, espongono il progetto operativo della scultrice tutto teso all'analisi plastica, ai riverberi cromatici, ottenuti per fuoco nel bruno delle pareti, nel rosso dei tetti, nella bellezza del cotto.
Questa primaria istanza plastica è evidente anche nelle sculture di ascendenza figurativa. Nel bacio, evidente citazione brancusiana, l'avvolgente compattezza della composizione costruisce un ritmo formale, ma anche una tenera allusività che, nel palIore crepuscolare del busto dì una giovane dallo sguardo assorto, riesce ad esprimere una enigmaticità colma di mistero. In questo trascorrere emblematico si immette anche l'Angelo, un tema conturbante dell' arte moderna, tanto che Benjamin ne ha fatto un momento topico della modernità con il suo Angelus Novus che si volta a guardare le rovine della storia. Di una storia che un pensoso scriba incide sul biancore di un supporto.
L' artista coglie una sospesa atmosferica onirica nella serie degli sposi, un lontano raccordo con la cultura etrusca nel motivo, peraltro, con originalità, mutuata dal maestro Nino Caruso.
Le immagini sono costruite con elementi che mentre identificano i personaggi e i loro ruoli, si palesano quale occasione di sperimentazione plastica; la superficie è come sondata, resa rugosa a sottolineare il tattilismo della scultura, sottolineando un rimando arcaicizzante. L'attenzione è, quindi, rivolta, in via primaria, alla natura e consistenza della materia che rimanda alla terracotta fissata dal fuoco, alla sua imprevedibiIità, sortendo effetti cromatici, oltre che nei sensuosi bruni, nei rossi, nella seduzione del nero. Colori, che enunciano la basilare formazione pittorica dell' operatrice specie in talune immagini femminili "appartenenti a popoli ed etnie oggi all' attenzione della storia".
Non è aliena l'artista dal decampare nel divertissement, con la rappresentazione di personaggi in costume che, poi, si rivela come un grande gioco di seducente costruzione di messa in scena.
Sì può concludere col dire che l'artista pone in essere un universo segnico-plastico che, in opere più recenti, attinge al territorio astratto, a volte, con declinazioni geometriche, a volte, con il semplice prelievo di elementi tratti dal vissuto ricomposto in dimensione artistica, di un orizzonte tecnologico come quello dei computer e dei relativi circuiti integrati.

Luciano Marziano

Sonia Giavitto