PORTALI ALCHEMICI PER CONOSCERE L'ESSENZA DI SE'
A cura di Vito Caiati per il Corriere della Sera di Bari
Un' aura ipnotizzante, una quiete spaesante e liquida si irradiano da questa nuova mostra di scultura esoterica alla Primo Piano LivinGallery di Lecce.
Portali Alchemici si intitola, per l'appunto, questa nuova mostra a cura di Dores Sacquegna in programma fino alla fine di ottobre. Portali Alchemici, le nostre interiori colonne d'Ercole, luoghi d'accesso all'oro filosofale per eccellenza che è la nostra unicità. Ciò che Jung considerava il luogo di arrivo del nostro processo di individuazione. Da dove deduciamo che questi Portali ci conducono in quei luoghi atemporali in cui potremmo collegarci con la nostra essenza? Dalla constatazione che queste sculture di Sonia Giavitto oltre ad essere intriganti, misteriose ed allusive sono anche belle, belle da vedere e da toccare come icone appartenenti alle interiorità immateriali dei nostri mondi archetipici. E come si sa la bellezza appartiene al simbolismo dell' anima. La bellezza ci mostra quei collegamenti atemporali degli uomini, degli animali e delle cose che sfuggono alla prigione del tempo, alla voracità del dio Crono per manifestare nella loro profonda armonia il volto dell' eternità. Dunque portali, che non solo introducono allusivamente ad un processo alchemico, ma che lo realizzano attraverso questa artista che è veicolo del compiersi di un dialogo tra il visibile e l'invisibile.
Ciò che caratterizza lo stile della Giavitto è l'apparenza di una semplicità, di un'essenzialità delle forme e dei materiali nella loro potente allusività di memorie fiabesche e di colori, che trattengono la luce ed esaltano i riverberi del buio da cui provengono ed a cui vogliono ricondurci. Luoghi in cui mostri luminosi e terribili allo stesso tempo si materializzano in forme che alludono all'umano, ma contemporaneamente lo trascendono. Portali al di fuori del tempo e dello spazio, guardiani del nostro daimon dolcissimo e terribile ad un tempo, che impegnerà il nostro ed altrui potenziale di trasformazione nella misura in cui la vita, l'esperienza, il talento ci offriranno quel materiale simbolico che è interfaccia tra il mondo della ragione e quello del cuore, in cui regna la "coniuctio oppositorum"; che è poi lo scopo ultimo dell' alchimia, di una alchimia che passa attraverso la funzione trascendente della nostra artista Sonia Giavitto, romana, che vive a Tarquinia città antica e misteriosa in cui ancor meglio lievita e si evolve il suo rapporto empatico con l'invisibile. Un mondo che ha nella terracotta un referente costruttivo rugoso caldo e potente ad un tempo, in cui l'invisibile con tutti i suoi corpi possibili si materializza e riluce. La mostra si apre con due portali in legno completati da elementi in terracotta policroma di forma rettangolare, come due insegne che sembrano stendardi di legioni romane in cui la vibratilità della materia ed il suo potenziale simbolico sono resi ancor più intriganti da un fondo nero luminescente, più accentuato nel secondo portale la cui sommità è a forma di pagoda. Dalle insegne di un armata invisibile a figure antropomorfe in terracotta policroma dove sono inseriti elementi in acciaio che rappresentano nella loro essenzialità e terribilità immagini archetipiche che richiamano il mito della "Grande Madre" che si relaziona con una divinità maschile che le è posta accanto. Nella "Casa degli Sposi", anch'essa rigorosamente in terracotta policroma, l'idea dell'intimità tra visibile ed invisibile tra macrocosmo e microcosmo, tra materia e spirito, viene ulteriormente rafforzata, assemblata all'interno di un para1lelepipedo di fronte a cui staziona la sagoma di una possibile figura femminile, quasi metafora di quel nucleo essenziale di senso semplice e granitico ad un tempo, che dal nostro interno lancia presagi e divinazioni. Ancora di terracotta policroma è la "Casa Onirica". Una costruzione di 30x35 cm. circa che ci conduce per mano nel mondo delle fiabe, quelle fiabe particolari che narrano però le modalità di costruzione del nostro essere. Il percorso alchemico della Giavitto continua nelle sembianze di un angelo in terracotta raffigurato in un atteggiamento di estrema e soggiogante concentrazione che guarda nel vuoto, forse raccogliendo i frammenti del volto di quella divinità da cui proviene e da cui ritorna mentre con il braccio destro recide l'ala sulla spalla sinistra, quasi a voler rafforzare la sua sublime compostezza e per rendere ancora più nitida la sua visione e l'ebbrezza di una perfezione androgina che è il fine ultimo di ogni processo alchemico.
Per finire l'icona dell'esoterismo e del mistero di tutti gli universi possibili che è la figura di Giordano Bruno, rappresentato da un saio colmo di essenzialità e simbolismo al cui interno svetta insieme al sistema solare e al disco del sole e della luna una piramide, simbolo del rapporto misterioso tra l'uomo e quegli dei venuti da altri mondi e di cui è ricco il culto di Iside.